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Educare al rispetto
di Stefania BIGI
Il rispetto dà valore Pedagogista, Dirigente scolastico
in comando presso il Ministero
dell’Istruzione e del Merito, già
componente della Commissione
nazionale zerosei
alla persona
Il rispetto e la fiducia
Nell’attribuzione degli incarichi giornalieri Aron è stato nominato cameriere. Alle undici la maestra gli ricorda che è ora
di apparecchiare la tavola. Aron sta giocando e interrompere l’attività gli secca, perciò piagnucola: “Oggi non posso ap-
parecchiare, perché mi fa male la pancia”.
La maestra si siede accanto a lui e, abbracciandolo, gli sussurra: “Lo so che non è vero che stai poco bene e che, in re-
altà, ti dispiace interrompere il gioco perché ti stai divertendo. Apparecchiare, però, è importante per tutti noi: se quando
arriva il carrello con il pranzo la tavola non è pronta, nessuno dei tuoi compagni potrà mangiare. Se dici cose non vere,
gli altri non ti crederanno neppure quando dirai la verità. Se sei sincero, magari puoi chiedere a un compagno di aiutarti,
così il lavoro sarà più divertente e veloce e potrai tornare prima a giocare”.
Aron resta in silenzio qualche minuto, poi si alza, va vicino a Pier e gli chiede: “Puoi aiutarmi ad apparecchiare, così
dopo facciamo una gara con le macchinine?”.
Tra Aron e la maestra si è realizzato uno scambio comunicativo importante: Aron si è sentito visto, compreso, accolto
nelle proprie emozioni e, al tempo stesso, la delicatezza del riscontro gli ha suggerito una soluzione “onorevole” e gli ha
ricordato l’importanza dell’impegno e dell’onestà. Aron ha vissuto il rispetto da parte della maestra e ha messo in atto
il medesimo rispetto verso i compagni decidendo di assolvere al suo dovere.
IL RISPETTO SI IMPARA FIN intorno ai sette anni; tuttavia le basi cosa per lui, perché la sua attenzione
DA PICCOLI si costruiscono fin dai primi anni. e le sue energie sono interamente
La frequenza della scuola dell’infan- È un percorso delicato, nel quale focalizzate sul soddisfacimento del
zia offre ai bambini le prime occa- l’adulto può accompagnare con proprio bisogno.
sioni di socializzazione e di intera- dolcezza il bambino verso il pro- Alcuni comportamenti legati al ri-
zione con l’altro da sé, sia con adulti gressivo decentramento cognitivo spetto, poi, dipendono dalla cultura
diversi dai familiari sia con i pari. e affettivo. Non è facile per il bam- di appartenenza e non sono sempre
Questi scambi sono fondamentali bino comprendere perché il com- di immediata comprensione per i
per accompagnare il bambino a su- pagno vuole il giocattolo che sta più piccoli: perché si deve salutare
perare gradualmente l’egocentrismo utilizzando lui o che, se vuole il quando ci si incontra? Perché non si
tipico dell’infanzia e riconoscere che, giocattolo del compagno, non può inizia a mangiare finché tutti i com-
oltre a lui, esistono altre persone con prenderlo con la forza, perché, con- mensali non sono serviti? Perché non
pensieri, emozioni, bisogni e desideri centrato sul proprio desiderio, non sta bene fissare le persone? Perché
propri, che meritano attenzione e ri- ha la maturità cognitiva per conside- non si può dire ad alta voce tutto ciò
spetto. Si tratta di una conquista che, rare che gli altri possono avere i suoi che si pensa?
secondo Piaget , avviene più avanti, stessi desideri. Il bambino va affiancato nel processo
1
Non è immediato per il bambino di acquisizione della consapevolezza
comprendere perché deve chiedere che i propri comportamenti possono
1. Piaget J. (1967), Lo sviluppo mentale del qualcosa “per favore” e deve ringra- ferire l’altro o, viceversa, farlo sen-
bambino e altri studi di psicologia, Einaudi,
Torino. ziare quando qualcun altro fa qual- tire bene.
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Progetto TRE-SEI Gulliver n. 240

